stikatz

era on-line 10 anni fa
  • Roberto
  • Uomo Single
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Descrizione

La vera storia di Adamo ed Eva
Quando Eva baciò l’Uomo




Avete presente il peccato originale? Presumo di si… fin da piccoli ci riempiono la testa con baggianate deliranti, così ché, alla fine, che tu sia credente o no, certe cose le sai… ed in un modo od in un altro le hai fatte tue.
Il peccato originale è una di queste.
Ci raccontano che un buon vecchietto si fosse incaponito su certe mele a tal punto che, quando Adamo ed Eva ne assaggiarono una, li cacciò con ignominia dal giardino infuriandosi e sbraitando…
Ora dico… ma vi pare possibile? Per una mela?
Ce lo sentiamo ripetere talmente tante volte da piccoli… che poi, da grandi, ci pare perfettamente plausibile… assolutamente normale…ma pensateci un attimo:
quel buon vecchietto s’è incazzato come una biscia per la mela della conoscenza (che tanto bene poi non doveva funzionare visto che da mesi preparo lo stesso esame di filosofia teoretica!)…
Ma vi immaginate che casino doveva piantare se gli avessero mangiato… che so… l’anguria dei raggi fotonici di Mazzinga Z… o il kiwi delle lame boomerang di Daltanious… e invece erano solo mele della conoscenza (e pure difettose!!).
No, non va. Chiaramente è tutta una farsa, una bufala.
Eppure, anche in queste lapalissiane bufale, talvolta, un fondo di verità… c’è.
Ed è di questo probabile fondo di verità che vi voglio parlare.
Ora… non posso spiegarvi esattamente come ho ottenuto queste informazioni… ma la fonte mi pare attendibile, il resoconto plausibile, la compagnia godibile, il vino amabile ed un buon pasto auspicabile… indi per cui…
Ma non tergiversiamo.
Quello che mi accingo a raccontare è l’esattissimo resoconto di quel che accadde in quell’afoso pomeriggio del Paradiso Terrestre, meglio noto come Eden, Superattico, arredatissimo, interno 4, citofonare Giusy ore pasti.






Era una giornata afosa come tante altre per Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre.
Si erano rincorsi sghignazzando per tutta la mattinata, ora seguendosi fra di loro, ora seguendo qualche variopinta e favoloso creatura del creato. Per favolosa intendo dire che, nel meraviglioso giardino dell’Eden, vi erano creature che oggi consideriamo mitiche o favolose.
Nello specifico, quella mattina avevano seguito di gran corsa un unicorno. Perse rapidamente le tracce dell’unicorno avevano continuato a correre cercando d’acchiapparsi l’un l’altra, alternativamente… finché la loro attenzione non fu di nuovo catturata da un’altra splendida creatura, e allora giù a perdifiato, cercando di non perdere di vista il volo della magnifica fenice dal variopinto e sgargiante piumaggio.
Erano allegri e spensierati quando, nell’ora di Pan, giunsero all’albero di mele a oriente del giardino. Si appoggiarono al tronco per godere dell’ombra delle fronde ed osservare il consueto corteo.
Adamo, assorto e rapito dal corteo, giocava coi rossi frutti ciondolanti. Distrattamente ne afferrò uno e lo portò alla bocca.
È difficile sapere cosa passò esattamente per la testa di Eva, cosa precisamente abbia fatto scattare il meccanismo.
Semplicemente, le morbide labbra del suo morettino riccioluto nell’atto di mordere la rossa mela, le parvero irresistibili.
Si perse fra le labbra di Adamo, osservandolo con avidità, inspiegabile desiderio di essere la mela.
Lo guardava con occhi nuovi, come, era certa, non lo aveva mai visto.
Si sa, la prassi è donna, è loro il “carpe diem”, più che di qualsiasi uomo.
E, forse, si spiega tutto semplicemente così…
Immaginatevi Eva fissare il suo uomo, immaginatevela avvicinarsi al suo bel morettino e sentirle domandare “com’è la mela Adamo?”… immaginate l’idiozia di Adamo che le porge la mela e immaginate Eva scostare la mela con studiata delicatezza e non curanza, immaginatela respirare delicatamente “non c’è bisogno” mentre inarrestabilmente si avvicina al viso del proprio uomo, fermandosi per un solo interminabile istante di finta esitazione mentre i nasi già si incrociano.
Fu quello il momento esatto in cui Adamo, assaporando le labbra di Eva, soddisfacendo l’atavica insospettata sete in un gesto di intimità assoluta senza precedenti, comprese, come folgorato, che il peccato, il vero enorme peccato era quello di essere nudi, di non avere la possibilità di spogliarsi vicendevolmente.
Adamo afferrò Eva per la vita portandola a sè e mettendola schiena all’albero in un unico movimento. La baciava avidamente insinuando il ginocchio fra le gambe della sua donna. Qualunque cosa fosse quell’intensa sensazione di calore che minacciava e prometteva di travolgerli entrambo, scardinando irrimediabilmente tute le barricate che li rendevano due individui distinti e separati, Adamo pregò intensamente l’Universo ed il Creato che non dovesse finire mai nello stesso istante in cui il Vecchio li sorprendeva.

Ora, se il Vecchio li avesse sorpresi ad accoppiarsi, come tutte le altre creature del suo splendido creato, avrebbe sorriso e, un po’ compiaciuto, si sarebbe voltato da un’altra parte. Ma quello… cosa era quello? Cos’era un bacio se non un puro atto di libidine, pura lussuria?
Il vecchio li separò con foga, interponendosi fra i due corpi, urlando a più non posso. Adamo ed Eva non compresero subito, storditi e stupefatti stettero ad osservare il Vecchio urlante. Era uno spettacolo che non avevano mai visto. Sconcertati e ammutoliti indietreggiavano dinanzi al Vecchio sbraitante. Fu indietreggiando che Adamo, per caso, incrociò lo sguardo di Eva carico di paura e rabbia, e per la seconda volta in una sola giornata del Paradiso Terrestre Adamo, guardando gli occhi della donna che poco prima stava baciando, capì la differenza fra l’uomo e qualsiasi altra creatura: pur essendo anche lui spaventato e arrabbiato, si mise fra il Vecchio ed Eva
… “Va bene Vecchio, adesso calmati..”
“Calmati un Ostia! Vi ho creati!! Vi ho messo in cima alle mie creature. È così che mi mostrate gratitudine?!”
“Hai ragione Vecchio. Non darti più pena per noi: andremo per la nostra strada”.

Vi fu un attimo di silenzio in cui Eva e il Vecchio guardarono attoniti Adamo.
Fu il Vecchio a riprendersi per primo dallo smarrimento: “Strada? Non v’è strada per voi fuori da questi giardini!”
Ma ormai Adamo non lo ascoltava più: guardava Eva come un bambino di tre anni potrebbe guardare un enorme lecca-lecca da dietro una vetrina. La prese per mano allontanandosi dal Vecchio sbraitante ancora in stato confusionale vicino all’albero di mele.
Il serpente, aggrappato con le sue zampine ad un ramo dell’albero, guardava anche lui perplesso la scena appeso a testa in giù. Voltandosi in un gesto di stizza il Vecchio si accorse del serpente e gli si avvicinò: “Non c’è niente da guardare!”.
Colto dalla sorpresa e da un po’ di paura il serpente perse la presa e cadde per terra.
“E striscia!”



Avete capito?
Ricapitolando, abbiamo scoperto che: la mela non c’entra quasi nulla con tutta questa storia;
piuttosto, cosa assai più importante, non è sbagliato affermare che Eva sedusse Adamo, anche se lo fece dopo che Adamo, se pure inconsapevolmente, aveva sedotto lei; trovarsi al posto sbagliato, al momento sbagliato, può avere orribili conseguenze.
Infine, la prossima volta che vi scoprirete a guardare inebetiti e sognanti il vostro lui o la vostra lei, ricordatevi di Adamo ed Eva e pensate che in questo momento potreste essere, nudi e felici, a mangiare frutti e bacche e ad accoppiarvi nella stagione degli amori.


Fine



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